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Behind Blue Eyes

March 02

Destra sinistra

 
 
Come diceva quello, scegliere tra Berlusconi e Veltroni è come scegliere da burro e vaselina...e il culo è sempre il nostro!
Buona campagna elettorale a tutti...e pensate con la vostra testa, non con la tv, non con i giornali, non con le promesse dei candidati.
Ah a proposito...qualcuno vi ha mai detto che queste elezioni (come già quelle vinte da Prodi) sono incostituzionali?
 
art.1 della Costituzione: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione"
 
Vi sentite veramente sovrani di decidere chi comporrà le due Camere quando le liste sono predisposte dai segretari di partito grazie alla famosa legge Calderoli, la "porcata"?
 
  
 
Per concludere, una riflessione in musica...si ringrazia il Signor G
 
 
 
 
 
 
January 30

WON'T GET FOOLED AGAIN!

 
Tra non molte ore Matusalemme Napolitano, presidente della Repubblica delle Banane, scioglierà la riserva: si andrà alle elezioni o verrà incaricata qualche figura teoricamente super partes di formare un nuovo governo? Personalmente attendo la notizia con la stessa attesa con cui aspetto la diarrea, cioè nessuna, ma con la certezza che quando avverrà sarà un fastidio.
Dall'ultimo intervento su questo blog sono cambiate molte cose: tra le altre un signore, tal Clemente Mastella, sconvolto dal fatto di essere stato beccato con le mani nella marmellata e con la mente obnubilata dal delirio di onnipotenza che contraddistingue i politici italiani di oggi, per il fatto di non avere avuto alcun sostegno materiale da Prodi e co. contro  la "giustizia a orologeria" che lo perseguita, ha avuto la bella pensata di fare cadere il Governo.
Questo signore corpulento, noto ai più per le sue indiscusse qualità di voltagabbana, nei due anni scarsi da Ministro della Giustizia (...!) si è reso protagonista di alcune uscite degne del manicomio criminale (o del palcoscenico del Bagaglino, dove peraltro ha trovato il tempo di recarsi come ospite tra un "Porta a Porta" e l'altro, trovandosi più a suo agio rispetto all'ambito istutuzionale).
Ha aperto festeggiando la sua nomina a Guardasigilli con un allegro "io non capisco niente di diritto", ha bissato facendosi promotore ed esecutore di un indulto che ha permesso di risolvere i guai con la giustizia di diversi politicanti e amici degli amici, ma ha causato un'impennata di criminalità in Italia. Ha proseguito da par suo facendo rimuovere il pm, Luigi De Magistris, che stava indagando sui suoi affarucci e giochini di potere, ma è stato poi incastrato insieme alla moglie per altri inciuci e abusetti vari, per i quali (è bene ricordarlo, visto il giornalismo giudiziario che corre) è ancora soltanto un indagato.
Insomma, un degno comandante in capo di quel partito denominato UDEUR che vanta più inquisiti che elettori (è una battuta: vale la pena spiegarlo nel caso Mastella leggesse questo intervento). Dopo aver cagionato la crisi il nostro "clemente" preferito si è un po' defilato, lasciando al palcoscenico al collega di partito senatore Barbato che ha vomitato insulti e calda saliva in diretta televisiva (direttamente dagli scranni che hanno ospitato le onorate terga di Pertini, tanto per fare un nome) sul povero senatore Nuccio Cusumano reo di essere venuto meno alle direttive di partito di sfiduciare Prodi. Che schifo! Con quello sputo se ne è andato l'ultima stilla di dignità che ancora rimaneva al nostro Parlamento, travolto da clientelismo, favoritismi, corruzione, pregiudicati in doppio petto e silenzi istituzionali.
A proposito di silenzi...qualcuno ha sentito parlare dell'opinione di Almunia, commissario UE per l'economia? I quotidiani più coraggiosi si sono spinti fino a parlare di "disapprovazione" della crisi italiana da parte sua. Ma la verità è che Almunia ha detto che in caso di caduta del governo Prodi, si sarebbero volatilizzati anche i miglioramenti economici con tanta fatica raggiunti con le ingenti tasse imposte da Padoa Schioppa e pagate da pochi intimi. Non una parola in materia, non un briciolo di senso dello Stato da Mastella, nè da Berlusconi che si è gettato come una iena sul cadavere dell'esecutivo morente, con alcune uscite degne dei tempi della sua reggenza. Nè da Fini e Casini, che solo pochi mesi fa minacciavano scismi per l'affaire "Popolo delle Libertà" ed ora si sono venduti per 30 poltrone.
Gli scenari che possono presentarsi sono fondamentalmente due:
1) Viene nominato un "Governo di Responsabilità Nazionale" (dopo anni e anni di irresponsabilità) con a capo Marini o Amato, con l'unico obiettivo di approvare in tempi più o meno rapidi una nuova legge elettorale che sostituisca l'ormai famosa "porcata" di Calderoli, emanata in fretta e furia negli ultimi mesi di governo Berlusconi per mettere i bastoni fra le ruote ad una ipotizzata nuova maggioranza. Il problema è che se i numeri non c'erano per lasciare governare Prodi, non ci saranno neppure per generare la nuova legge elettorale, visto che la Casa della Libertà (Provvisoria) ha ferma intenzione di battere il ferro finchè è caldo e di andare al rinnovo del Parlamento forte del vantaggio derivante dal malcontento verso Prodi.
 
2) Elezioni politiche immediate, con due possibili scenari: vince di misura Berlusconi e allora si ritornerà alla solita conta dei voti per capire se una legge potrà passare o meno in Parlamento, anche se non bisogna dimenticare che Berlusconi è tradizionalmente favorito dall'inettitudine cronica del centrosinistra a contrastare il suo volere in qualunque maniera, che sia maggioranza o che sia opposizione.
Stravince Berlusconi ed allora ci troveremo davanti a 5 anni se possibile ancora peggiori del lustro 2001-2006. Basti pensare che Berlusconi ha già preannunciato la prima legge, che vieta le intercettazioni se non per i reati di mafia, camorra o terrorismo. Nel 2013, alla fine dell'ipotetico governo del Cavaliere, la gente non ne potrà più e forse allora nascerà una coscienza politica in Italia e si manderanno via a calci nel culo i politici di oggi. Sarà l'inizio della riscossa, ma l'Italia sarà un Paese in ginocchio, da ricostruire economicamente, legislativamente e moralmente. Saremo come la Colombia (e non me ne vogliano i colombiani).
 
I lettori più attenti si saranno resi conto che ho volutamente tralasciato una terza ipotesi: quella di una vittoria del centrosinistra, inteso come PD, facendo salvi i vari rifondaroli, dipietristi, comunisti vari, verdi e rose nel pugno. Mi dispiace ma non ci casco più. Walter Veltroni è stata una delle più grosse delusioni che la storia ricordi. Dovevamo accorgerne già in tempi non sospetti, quando era ancora "solo" sindaco di Roma e dichiarava a Fabio Fazio di volersi ritirare non appena scaduto il suo mandato. Già da lì dovevamo renderci conto che Veltroni dice tutto e il contrario di tutto, è il più berlusconiano degli ex comunisti. Non ci casco più perchè sono stufo che ogni governo di centrosinistra prometta di riformare il sistema radio-televisivo e di promulgare la famigerata legge sul conflitto d'interessi ed ogni volta ci si ritrovi con un pugno di mosche in mano. A questo punto è evidente, come da filmato n°1 con l'outing di Luciano Violante, che non è possibile che nello stesso momento storico e nello stesso partito ci sia una tale congrega di imbecilli, D'Alema e Rutelli in testa. Berlusconi paga D'Alema, paga Rutelli, paga Bertinotti (non in denaro, Fausto è un companero...lo paga in coppe e scudetti del Milan)...può permettersi di non pagare i partitini come l'"Italia dei Valori" perchè tanto senza PD sono spacciati.
 
FILMATO N°1 (da "Viva Zapatero" di Sabina Guzzanti)
 
  
 
E' il momento di chiudere, con un messaggio che vuole essere al tempo stesso un auspicio e un impegno: quello, per quanto possibile, di non essere fregati di nuovo.
"Won't Get Fooled Again" è un pezzo degli Who del 1971, tratto dall'album "Who's Next" (per la recensione cercate in questo blog) che dimostra che Pete Townshend, autore di musica e testo, aveva capito molto già 37 anni fa di come funzionano le cose in poliica...ma è il momento di cambiare. Guardate il filmato e gustate la grandiosa performance degli Who dal vivo nel 1978 e poi date un'occhiata al testo tradotto sottostante.
 
FILMATO N°2 (The Who - "Won't Get Fooled Again" live)
 
  
 
WON'T GET FOOLED AGAIN
 
We'll be fighting in the streets
With our children at our feet
And the morals that they worship will be gone
 
And the men who spurred us on
Sit in judgement of all wrong
They decide and the shotgun sings the song
 
I'll tip my hat to the new Constitution
Take a bow for the new revolution
Smile and grin at the change all around
Pick up my guitar and play
Just like yesterday
Then I'll get on my knees and pray
 
We don't get fooled again
 
The change it had to come
We knew it all along
We were liberated from the fold, that's all
 
And the world looks just the same
And history ain't changed
'Cause the banners they are flown in the next war
 
I'll tip my hat to the new Constitution
Take a bow for the new revolution
Smile and grin at the change all around
Pick up my guitar and play
Just like yesterday
Then I'll get on my knees and pray
 
We don't get fooled again
 
I'll move myself and my family aside
If we happen to be left half alive
I'll get all my papers and smile at the sky
Though I know that the hypnotised never lie
 
There's nothing in the streets
Looks any different to me
And the slogans are replaced by the bye
 
And the parting on the left
Is now parting on the right
And the beards have all grown longer overnight
 
I'll tip my hat to the new Constitution
Take a bow for the new revolution
Smile and grin at the change all around
Pick up my guitar and play
Just like yesterday
Then I'll get on my knees and pray
 
We don't get fooled again
 
YEEEEEEEEEEEAH!
 
Meet the new boss
Same as the old boss
 
TRADUZIONE
 
NON SAREMO FREGATI DI NUOVO
 
Combatteremo nelle strade
Con i nostri bambini ai nostri piedi
E le morali che loro adorano saranno spazzate via
 
E gli uomini che ci hanno spronato
Verranno giudicati per tutti gli errori
Loro decidono e il fucile canta la canzone
 
Mi toglierò il cappello davanti alla nuova costituzione
Farò un inchino per la nuova rivoluzione
Sorriderò e sogghignerò al cambiamento tutt'intorno
Prenderò la mia chitarra e suonerò
Proprio come ieri
Poi mi inginocchierò e pregherò che
 
Non saremo fregati di nuovo
 
Il cambiamento doveva arrivare
Lo sapevamo bene tutti
Siamo stati liberati dalla spira e questo è tutto
 
E il mondo sembra proprio lo stesso
E la storia non è cambiata
Perchè le bandiere sventoleranno nella prossima guerra
 
Mi toglierò il cappello davanti alla nuova costituzione
Farò un inchino per la nuova rivoluzione
Sorriderò e sogghignerò al cambiamento tutt'intorno
Prenderò la mia chitarra e suonerò
Proprio come ieri
Poi mi inginocchierò e pregherò che
 
Non saremo fregati di nuovo
 
Io e la mia famiglia ci allontaneremo
Se ci accadrà di rimanere mezzi vivi
Raccoglierò tutte le mie carte e sorriderò al cielo
Sebbene sappia che gli ipnotizzati non mentono mai
 
Non c'è nulla nelle strade
Che mi sembri diverso
E gli slogan sono stati rimpiazzati dai saluti
E chi parteggiava a sinistra
Ora parteggia a destra
E le barbe diventano un po' più lunghe notte dopo notte
 
Mi toglierò il cappello davanti alla nuova costituzione
Farò un inchino per la nuova rivoluzione
Sorriderò e sogghignerò al cambiamento tutt'intorno
Prenderò la mia chitarra e suonerò
Proprio come ieri
Poi mi inginocchierò e pregherò che
 
Non saremo fregati di nuovo
 
YEEEEEEEEEEAH!
 
Incontra il nuovo capo
Uguale al vecchio capo 
 
 
 
 
 
 
 
 
November 21

Dategli delle brioches!

 
La notizia è di quelle che fanno saltare sulla sedia leggendo il giornale: il sovrano di un regno che non c'è Vittorio Emanuele di Savoia e il suo erede Emanuele Filiberto hanno presentato alla Repubblica Italiana una richiesta di risarcimento per 261 milioni di euro, comprensivi di danni morali e materiali e per la restituzione di alcuni palazzi, tra cui il Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica.
Lì per lì ho pensato di essere nella pagina satirica del quotidiano che avevo sott'occhio...invece no, ero nella pagina politica: è tutto vero!
Prima reazione: risata. Seconda reazione: rabbia.
Comunque preferisco tranquillizzare fin da subito chi legge per la prima volta la notizia: lo Stato italiano non ha intenzione di versare una lira ai sovrani da operetta, anzi ha chiesto esso stesso un risarcimento per i danni ancora più grandi provocati dai Savoia, soprattutto sotto Vittorio Emanuele III. Non vi preoccupate, quando c'è da trattenere i soldi propri e prelevare quelli altrui la nostra Italia non lascia mai a desiderare.
Vittorio Emanuele, figlio dell'ultimo re d'Italia, il "re di maggio" Umberto II, ha sul groppone un numero di vicende giudiziarie talmente sinistre da far impallidire perfino i nostri parlamentari repubblicani: già nel 1970, a 33 anni, viene indagato per traffico internazionale di armi: niente male per un inamidato aspirante monarca. Nel 1981, invece, la combina più grossa: durante un tentativo di rapina al suo gommone in Corsica, spara diversi colpi uccidendo un 19enne tedesco. Viene assolto dall'accusa di omicidio volontario nel 1991, ma rimangono i dubbi che Vittorio Emanuele abbia manipolato le prove sostituendo l'arma assassina con quella che sarebbe poi stata sottoposta a perizia. Comunque è condannato a sei mesi per porto abusivo d'arma. Senonchè, nel 2006, in carcere per l'inchiesta di cui parlerò a breve, viene intercettato in cella durante un'astutissima chiacchierata a ruota libera; testuali parole: "Anche se avevo torto... devo dire che li ho fregati. È davvero eccezionale: venti testimoni, e si sono affacciate tante di quelle personalità importanti. Ero sicuro di vincere. Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga."
L'inchiesta in questione accusava Vittorio Emanuele di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e allo sfruttamento della prostituzione. Ecco quel che il nostro pensava dei giudici (sempre da intercettazione durante gli arresti domiciliari): "Questi giudici sono dei poveretti, degli invidiosi, degli stronzi. Pensa a quei coglioni che ci stanno ascoltando: sono dei morti di fame, non hanno un soldo. Devono stare tutto il giorno ad ascoltare, mentre probabilmente la moglie gli fa le corna..."
I reati sono stati archiviati...ma rimane un soggetto a dir poco discutibile: è anche risultato iscritto alla P2 di Licio Gelli con la tessera n°1621.
Secondo punto. Nel 2002 è stato permesso, tra squilli di tromba (pochi) e pernacchie (molte), il ritorno dei Savoia nell'"amata patria", come da lettera di Emanuele Filiberto a giustificazione dell'enorme risarcimento chiesto allo Stato. Amata patria? Dichiarazioni sciolte di Vittorio Emanuele: 1) nel 1994, a domanda di un giornalista che gli chiedeva se fosse stato disposto a giurare fedeltà alla Costituzione Italiana per rientrare in patria dopo l'esilio del 1946 all'indomani della sconfitta nel referendum monarchia-repubblica, rispose, o meglio, non rispose, così: "Non voglio rispondere a questa domanda: è una cazzata." 2) nel 1997 rifiutò di scusarsi a nome dei Savoia per l'avallo alle leggi razziali del fascismo dicendo: "No, perché non ero neanche nato. E poi, non sono così terribili.". Da far accapponare la pelle, anche se ovviamente ha smentito il giorno dopo. Tra l'altro era già nato, aveva un anno l'ignorantello di storia italiana.
Poi la diplomazia si mise al lavoro e nel 2002 c'è il ritorno in Italia.
Io ero assolutamente contrario, però passi che si consenta a dei boriosi nullafacenti di tornare in Italia, ma è assolutamente immorale che gli si consenta anche di avere un pulpito, nessuno è tenuto a dimenticare. Il risarcimento è una barzelletta buttata lì, permette solo di cogliere l'occasione per ricordare alcuni dei misfatti dei Savoia.
E' sufficiente un rapido elenco dei quattro re della storia del Regno d'Italia: Vittorio Emanuele II (regnante dal 1861 al 1878) si salva, famoso come è per essere tra i protagonisti del Risorgimento Italiano, anche se molti studi rivelano che fosse un doppiogiochista. Suo figlio Umberto I (1878-1900) approvò l'operato del generale Bava Beccaris che prese senza motivo a cannonate la povera gente che protestava per la tassa sul macinato che aumentava il prezzo del pane e gli diede pure un'onorificenza prima di essere ucciso dall'anarchico Bresci.
Ma i giorni neri arrivarono con Vittorio Emanuele III (1900-1946), il quale, non pago di aver trascinato l'Italia alla vittoria di Pirro della Prima Guerra Mondiale, con moltissime vittime, s'imbarcò anche nella Seconda, dopo aver avallato il regime fascista e i suoi abomini, tra cui le leggi razziali. L'altissimo senso di responsabilità lo portò a far comunicare qualche giorno in ritardo (l'8 settembre) l'armistizio con gli anglo-americani del 1943, per lasciarsi il tempo di fuggire a Brindisi con l'ineffabile Primo Ministro Badoglio. Per fare un esempio, i regnanti inglesi, genitori dell'attuale regina Elisabetta II, rimasero a Buckingham Palace durante i bombardamenti di Londra per stare vicino al loro popolo. Di Umberto II (maggio 1946) ho già detto.
Non bisogna dimenticare che a certi re in esilio sono stati risarciti gli anni di sofferenza al rientro in patria da privati cittadini, ma molti di loro hanno scelto di donare gran parte delle loro ricchezze allo Stato, quindi al popolo. Non so perchè, ma così su due piedi non mi fido delle dichiarazioni di Emanuele Filiberto che vorrebbe fare lo stesso: suo padre è la peggiore garanzia in tal senso.
I Savoia vorrebbero 261 milioni di euro, Fulco Ruffo di Calabria ha detto che meriterebbero 261 milioni di calci nel sedere...sì può fare, ma è più in linea con la presunzione monarchica citare Maria Antonietta di Francia: altro che risarcimento, diamogli delle brioches!
 
 
 
November 12

Chiudiamo lo zoo

 
L'assurda morte del giovane Gabriele Sandri è solo l'ultimo abominio di cui si è resa protagonista la parte malata della società italiana. Il dj romano, unico vero innocente per quanto accaduto, si stava recando con alcuni amici a Milano per assistere alla partita fra l'Inter e la sua Lazio dopo avere lavorato tutta la notte al mitico Piper. Infatti dormiva tranquillo sul sedile posteriore dell'auto, anche quando il gruppo ha deciso di fermarsi all'area di servizio di Badia al Pino nei pressi di Arezzo forse per un caffè e una brioche. A quel punto, la combriccola incontra un'altra gang di tifosi juventini, casualmente in sosta allo stesso autogrill sull'A1. Volano i primi sfottò e poi la situazione degenera in un accenno di rissa: i protagonisti diranno poi che l'intervento della polizia è stato eccessivo perchè era solo una "normale" scaramuccia tra ultras. Sarà, ma intanto gli amici di Gabriele avevano con sè un coltello, gli juventini delle biglie di acciaio e un ombrello usato come lancia.
Dalla parte opposta della carreggiata una pattuglia della Polstrada sta effettuando i controlli di routine quando sente le urla del tafferuglio: si avvicina il più possibile all'area di servizio e aziona la sirena. L'intervento basta a sedare la rissa, la macchina dei tifosi juventini riparte immediatamente e i tifosi laziali si avviano verso la propria auto.
Sembra tutto finito quando, forse per bloccarne una supposta fuga, uno dei due poliziotti fa fuoco e colpisce l'auto dei tifosi laziali già in corsia di accelerazione, uccidendo Gabriele Sandri, colpito al collo: inutile la corsa verso l'ospedale di Arezzo.
La versione ufficiale inizialmente parla di colpi sparati in aria che accidentalmente hanno colpito la vittima, ma è chiaro che si tratta di una versione patetica: come può un colpo sparato verso le nuvole colpire un uomo seduto sul sedile posteriore di un auto? Nel tardo pomeriggio l'aggiustamento: si ammette che il colpo è stato sparato ad altezza d'uomo, ma si dice che è partito accidentalmente. L'avvocato della famiglia Sandri ha parlato di "omicidio volontario": non saprei, ma colposo senza dubbio. Secondo me il poliziotto nell'intento di sparare alle gomme del veicolo per bloccarne la fuga ha colpito l'abitacolo e Gabriele che dormiva. La folle irresponsabilità del gesto è enormemente amplificata dal fatto che lo sciagurato "tutore dell'ordine" ha sparato attraverso la carreggiata: poteva colpire un automobilista lanciato a 100 km/h con conseguenze ben peggiori di un già tragico omicidio.
Lasciamo comunque agli inquirenti il tempo di lavorare, è recente la notizia che il poliziotto che ha premuto il grilletto è ufficialmente nel registro degli indagati. Non voglio neanche pensare all'ipotesi di un eventuale insabbiamento, visto che le prove sono raccolte da qualcuno che è in qualche modo collega dell'assassino. L'Italia lo deve a Sandri e a sè stessa.
Questi i fatti. Se Gabriele fosse stato un "semplice cittadino", la questione si sarebbe chiusa lì, magari sarebbe comparso qualche ACAB (acronimo che sta per "All Cops Are Bastards") in più sui muri delle città, ma non si sarebbe sfiorato il terrorismo.
Invece filtra la notizia che Gabriele era un ultrà della Lazio diretto a Milano per la trasferta della sua squadra del cuore. Immediato il collegamento all'ultima morte violenta collegata al calcio: il barbaro assassinio a Catania dell'ispettore capo Filippo Raciti (2 febbraio 2007). In quel caso il campionato fu immediatamente fermato. Ieri invece il ministro dell'interno Giuliano Amato e il presidente della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio...che dolore la "G" di "Giuoco") Giancarlo Abete scelgono di non fermare tutte le partite in programma, ma solo Inter-Lazio, accompagnando alla criminale decisione il gesto di facciata di fare cominciare dieci minuti in ritardo le altre partite e facendo indossare il lutto al braccio ai giocatori. La presa di posizione di Amato e Abete è totalmente senza senso: anche i muri sanno che la nuova frontiera delle violenze nel calcio non è più tifosi della squadra x contro tifosi della squadra y, ma tifosi delle squadre x e y contro le forze dell'ordine. Gli scontri premeditati prima del derby di Genova dello scorso settembre ne sono la lampante dimostrazione: tifosi del Genoa e della Sampdoria si danno appuntamento in una via adiacente allo stadio e danno via ai tafferugli per attirare sul luogo la polizia, che appena arriva viene assaltata dai facinorosi uniti contro il comune nemico.
Infatti, non appena è chiara la scelta di giocare comunque (potere del dio denaro), cominciano le manifestazioni più o meno violente dei tifosi fuori e dentro gli stadi. La protesta per la discriminazione fra la vittima in uniforme Raciti e la vittima in sciarpa e trombetta Sandri si diffonde ovunque. A Parma viene esposto lo striscione "La morte è uguale per tutti". A Milano una manifestazione congiunta dei tifosi di Inter e Lazio sembra pacifica, ma in realtà una sassaiola colpisce un commissariato e diversi agenti e due cronisti (Rai e Tg4) vengono aggrediti a calci e pugni. Dove va bene, gli ultras di entrambe le squadre in campo si interessano relativamente alla partita e si concentrano in cori congiunti contro le forze dell'ordine. Dove va male, cioè a Bergamo, i tifosi dell'Atalanta sfondano con l'aiuto di un tombino introdotto furtivamente nello stadio la vetrata che divide gli spalti dal campo. La partita è sospesa anche perchè i tifosi, avvicinati dal leader atalantino Cristiano Doni che cercava di calmarli, rispondono "se giocate, succede qualcosa di grave". Ma il vero spettro della violenza si agita su Internet, dove i tifosi di gran parte delle città italiane si danno appuntamento nei luoghi più disparati per distruggere tutto siano auto, cassonetti o vite umane. Il sito www.ultrasmad.com titola "Onore a Gabriele. Guardie assassine. 10-100-100 Raciti". Vista la palese consistenza dell'errore commesso, le autorità si affrettano a sospendere anche il posticipo Roma-Cagliari, ma è tardi: se anche c'era qualcuno il cui interesse si limitava a far sospendere le partite, ormai le armate di ultras che girano per molte città, ma soprattutto per Roma, a mettere a ferro e fuoco le vie lo fanno per puro piacere di menar le mani. O peggio, per un bieco interesse politico.
Diversi studi hanno infatti dimostrato che i tradizionali gruppi ultras, quelli che menavano sì le mani, ma "solo" verso i degni compari delle squadre avversarie, hanno ormai da tempo lasciato posto alle tifoserie politicizzate, su tutte quelle di estrema destra, che vanno allo stadio non per sostenere la propria squadra, ma per assalire la polizia o insultare i calciatori di colore.
Inutile, ipocrita e anche un po' volgare la tesi, sostenuta da buona parte degli addetti ai lavori tra cui il giornalista sportivo Sandro Piccinini e il portiere della Juventus e della nazionale Gianluigi Buffon, secondo la quale l'assassinio di Gabriele Sandri ha poco a che fare con il calcio. La guerriglia fra ultras politicizzati e forze dell'ordine è ormai un fatto acclarato. E soprattutto bisogna smetterla, da personaggi pubblici, di parlare per biechi interessi di bottega. Ammazzatevi pure, ma non toccateci gli introiti. E se lo sponsor se ne va? Sono queste le domande che turbano le notti di milionari pagati per snocciolare fesserie (sempre le stesse) dinanzi agli occhi dello spettatore inebetito. Le trasmissioni calcistiche nazionali (su tutte "Controcampo") e soprattutto regionali sono un inno alla violenza verbale, un costante invito ad andare sopra le righe, un esagerare costante le implicazioni di quella che era nata solo ed esclusivamente come manifestazione sportiva. Oggi il calcio è soprattutto (solo?) business: ieri "Quelli che il calcio" (RAI) ha sospeso la trasmissione in segno di lutto, ma i telecronisti di Sky hanno continuato a sbraitare come al solito. Nel calcio un giorno sei un eroe, il giorno dopo l'ultimo dei reietti: l'importante è trasmettere al tifoso-zombie un'emozione, positiva o negativa, eccessiva o pericolosa che sia non importa. "The show must go on", ma purtroppo i Queen non sono coinvolti: il calcio non è fatto più da gente con passione, ma da squali della finanza che mirano al massimo ritorno economico dai loro investimenti.
Bisogna smetterla di tollerare le violenze dei tifosi in nome di qualche milione di euro: una vita umana non vale così poco. Chi fa riferimento ai tifosi sani (che per fortuna ci sono) quale segno della sanità di base del calcio si tappa gli occhi per non vedere: o è totalmente imbecille o è in malafede. I tifosi sani dovrebbero rinunciare ad andare allo stadio se la loro incolumità fisica non è garantita. E la loro incolumità fisica non è garantita. Io fino a 4 anni fa andavo allo stadio con continuità: poi ho deciso che con quelli che tirano monetine, che picchiano, che sputano, che dimenticano di assistere ad uno spettacolo non dovevano più far parte del mio mondo. I tifosi veri, gli appassionati  non hanno nulla da spartire con i violenti, ma se continuano a riempire le curve la loro voglia di vedere una partita potrebbe essere scambiata per connivenza. Statevene a casa, le partite le danno anche in tv. O magari riscoprite il piacere di una gita la domenica pomeriggio.
Quando il calcio diventa terrorismo va chiuso fino a nuovo ordine. Ieri sera Roma sembrava Baghdad: autobus in fiamme, sassaiole contro i vari commissariati, una bomba carta ha sfondato la sede del CONI, l'orologio che conta il tempo che manca alle Olimpiadi di Pechino del 2008 è stato divelto. Ci sono state decine di feriti e solo alcuni arresti perchè i vigliacchi agiscono a volto coperto. Con mazze d'acciaio assaltano volanti inermi e perfino i vigili urbani.
Che fare oggi? Innanzitutto chiudere lo zoo: le bestie non piacciono a nessuno, soprattutto a breve distanza. Domenica prossima i campionati di B e C non si giocheranno, la A è ferma per la partita della nazionale. Ma il campionato va chiuso molto più a lungo, almeno fino a quando non ci saranno norme più adeguate per la repressione degli ultras terroristi. Qualche idea? Certezza della reclusione per chi si rende responsabile di atti violenti (anche se commessi fuori dallo stadio). Non basta più l'articolo 583 quater del codice penale introdotto in seguito alla morte dell'ispettore Raciti ("Lesioni personali gravi e gravissime a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive") che tra l'altro si pensa che sia solo un'aggravante, quindi passibile di vanificazione attraverso il bilanciamento con eventuali attenuanti; anche le semplici lesioni, il danneggiamento, la rissa sono troppo poco. Io sono favorevole a incriminare gli ultras ultraviolenti con il reato di strage, che a dispetto di quanto si ritiene comunemente non è la mera uccisione di più persone, ma è la condotta che pone in pericolo la pubblica incolumità. Se nessuno ci lascia la pelle, la reclusione è comunque non inferiore a 15 anni; se muore qualcuno, si applica l'ergastolo. E' penalisticamente una forzatura, ma può essere socialmente utile ad arginare i reati da stadio.
Da un altro punto di vista è necessario sanzionare anche le società calcistiche, indipendentemente dalla loro responsabilità diretta. Non sto parlando di una responsabilità oggettiva penale, dichiarata incostituzionale dalla sentenza n°364/1988 della Corte Costituzionale (ma nonostante ciò usata comunque piuttosto di frequente), ma di una responsabilità sportiva. E' fondamentale invogliare i presidenti delle società calcistiche a fare in modo di isolare le mele marce: bisogna remare tutti dalla stessa parte. I tuoi tifosi ululano all'avversario di colore o aggrediscono i poliziotti fuori dallo stadio? Io ti tolgo 10 punti in classifica e ti requisisco l'incasso della partita incriminata.
La festa è finita, è arrivato il momento di accorgersene.
 
Questo intervento è dedicato alle seguenti persone:
 
- Giuseppe Plaitano (tifoso della Salernitana ucciso nel 1963 a 48 anni da un colpo sparato da un poliziotto per scongiurare un'invasione di campo in seguito a un rigore non concesso)
 
- Vincenzo Paparelli (tifoso della Lazio trucidato da un razzo in un occhio sparato dalla curva opposta dai tifosi della Roma durante un derby del 1979)
 
- Stefano Furlan (tifoso della Triestina morto a causa delle percosse dei poliziotti nel 1984)
 
- Antonio De Falchi (18enne romanista ucciso da un infarto nel 1989 durante la fuga dagli ultras milanisti che volevano picchiarlo)
 
- Celestino Colombi (passante 42enne ucciso da infarto trovandosi casualmente nel mezzo dei tafferugli fra tifosi e polizia prima di Atalanta-Roma del 1993)
 
- Salvatore Moschella (22enne tifoso del Messina che muore nel 1994 lanciandosi dal finestrino del treno in frenata per sfuggire alla persecuzione dei tifosi avversari)
 
- Vincenzo Spagnolo (tifoso del Genoa accoltellato a morte nel 1995 da un tifoso milanista fuori dal Ferraris di Genova)
 
- Fabio Di Maio (tifoso del Treviso ucciso nel 1998 dopo Treviso-Cagliari da un arresto cardaico durante gli scontri fra tifoserie e polizia)
 
- I 4 giovani tifosi della Salernitana uccisi nel 1999 da un rogo appiccato sul treno da ultras della loro stessa squadra
 
- Antonino Currò (tifoso del Messina ucciso a 24 anni da una bomba carta lanciata vicino al suo posto dagli ultrà catanesi durante Catania-Messina del 2001)
 
- Sergio Ercolano (tifoso ventenne del Napoli che precipita nel vuoto durante gli scontri del derby 2003 ad Avellino fra tifosi e polizia)
 
- Ermanno Licursi (dirigente di una squadra di Terza Categoria ucciso il 27 gennaio 2007 dai colpi ricevuti nel tentativo di sedare una rissa scoppiata in campo)
 
- Filippo Raciti (ispettore ucciso dagli ultrà del Catania durante gi scontri avvenuti mentre era in corso il derby Catania-Palermo del 2 febbraio 2007)
 
- Gabriele Sandri
 
Perchè non vale la pena morire per una partita di calcio, sperando che la tragica lista si fermi a ieri, 11 novembre 2007. Autorità, tifosi sani e addetti ai lavori devono contribuire a debellare questo problema gravissimo che uccide con le vittime, pubblici ufficiali o tifosi che siano, anche il calcio inteso come sport e non come occasione di violenza.
 
 
Gabriele Sandri
atalanta-milan (il calciatore è doni)scontri Roma
  
November 08

Vecchio amico libero

 
"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
 
Il grande cronista Enzo Biagi è morto a 87 anni due giorni fa a Milano. Il capoluogo lombardo era da decenni ormai la sua città d'adozione, ma Biagi era nato a Pianaccio, piccolissima frazione di Lizzano del Belvedere adagiata sulle colline bolognesi, dove oggi si sono celebrati i suoi funerali, nella chiesetta di paese tanto modesta quanto gremita. Il giornalista rimarrà sempre legatissimo alle sue origini campagnole, tanto da citarle molto spesso. Quest'anno aveva raggiunto l'invidiabile traguardo di 70 anni di giornalismo, dal momento che il suo primo articolo ufficiale, sulla poetica di Marino Moretti, fu pubblicato nel 1937 dall'"Avvenire d'Italia". In realtà i primi articoli furono da Biagi scritti già alcuni anni prima, sulla rivista scolastica "Il Picchio", soppressa in tempi rapidi dal regime fascista. Comincia l'avversione del giovane Enzo per l'autoritarismo ottuso e prepotente. Il primo impiego fisso in un giornale è datato 1940, quando il ventenne Biagi venne assunto come estensore di notizie, cioè chi riporta in redazione le notizie procacciate dai reporter. Nel 1942 è colpito dai primi problemi cardiaci, che lo bersaglieranno per tutta la vita e che gli impediranno, nell'immediato, di prestare il servizio militare. Il 18 dicembre 1943 sposa un'insegnante elementare, Lucia, che sarà la sua forza fino alla scomparsa nel 2002, ma non ci fu viaggio di nozze. Intorno al giorno di Natale è costretto a rifugiarsi sulle montagne, dove sfidando il nemico e il suo cuore malato si unisce alla Resistenza, nelle brigate "Giustizia e Libertà". Sarà lui nel 1945 ad annunciare alla radio l'avvenuta liberazione di Bologna.
Finita la guerra, torna al "Resto del Carlino", che però lo caccia già nel 1951 perchè lo considera "comunista e sovversivo". Sbagliato. Enzo è semplicemente un uomo libero, che aveva avuto la "colpa" di firmare il Manifesto di Stoccolma contro la bomba atomica, sottoscritto fra gli altri da Albert Einstein. Viene immediatamente assunto dalla Mondadori come caporedattore della rivista "Epoca", che viene lanciata dal coraggio e dall'abilità di questo ex partigiano che mostra fin da subito quali sono i tratti caratterizzanti il suo lavoro: la chiarezza e l'indipendenza. "Epoca" passa da essere un giornale da parrucchiere a essere un giornale sociale, di inchieste molto approfondite e sempre al passo con i tempi. Anche troppo per l'Italia facile a scandalizzarsi di quegli anni: nel 1960 Biagi descrive un po' troppo da vicino gli scontri di Genova e Reggio Emilia tra simpatizzanti comunisti e polizia e viene licenziato.
Nel 1961 è inviato speciale de "La Stampa" e viene messo sotto contratto dalla RAI: comincia un'avventura che durerà più di quaranta anni, da un successo all'altro. Comincia da direttore del telegiornale, ma l'esperienza rimarrà una delle più mortificanti della sua vita: Biagi, uomo di campo, non è abituato a passare ore al telefono con politici di vario genere a contrattare la scaletta di notizie della serata. Ha tuttavia il grande merito di portare in RAI grandi firme del giornalismo italiano come Bocca e Montanelli. Accusato di essere comunista, fu presto costretto a dimettersi, non prima di aver fondato il telegiornale del secondo canale e di aver partorito "Rotocalco Televisivo", il primo programma di approfondimento ad avere enorme successo.
Torna a scrivere per "La Stampa", "L'Europeo" e il "Corriere della Sera" in attesa della nuova chiamata della RAI: il direttore generale Bernabei lo vuole per curare programmi di approfondimento giornalistico. E' una splendida intuizione: Biagi firma, uno dopo l'altro, vere e proprie pietre miliari, da "Dicono di lei" a "Terza B facciamo l'appello".
Il 1971 è l'anno del ritorno alle origini: Biagi diventa direttore del "Resto del Carlino" e lo porta ad essere un quotidiano a tiratura nazionale. Passa poi al "Corriere della Sera", da cui si dimette in seguito allo scandalo P2 per protesta. E' anche un pregiatissimo collaboratore di Indro Montanelli nel concepimento de "Il Giornale", pur senza far mai parte della redazione. Con "Repubblica", dove lavora tra il 1982 e il 1988, chiude il giro dei principali quotidiani italiani e torna al "Corriere della Sera", con interventi di commento sempre chiarissimi e ironici o inchieste d'assalto. Ma le migliori inchieste sono quelle che porta avanti tra gli anni Ottanta e Novanta in RAI: i programmi d'approfondimento, che cura personalmente, lo portano in giro per il mondo a raccontare alla sua maniera quel che vede.
Nel 1995 comincia l'ultimo capolavoro della sua carriera: "Il Fatto", un breve approfondimento che segue il telegiornale sulla principale notizia della giornata. Biagi però con il suo giornalismo si è fatto molti nemici: uno di questi è Silvio Berlusconi, che dopo aver provato ad avere il vecchio Enzo a Canale 5, senza riuscirci, riesce a chiudergli il programma con il famigerato "editto bulgaro" in cui accusava Biagi (Santoro e Luttazzi) di fare un uso criminoso della tv pubblica. Siamo nel 2002 e la ditta Baldassarre-Saccà, braccio armato del Cavaliere, chiude il segnale ai presentatori rei solo di fare informazione, come da richiesta del premier-burletta.
Raccontava lo stesso Biagi che nel 1986 Berlusconi aveva fatto carte false pur di averlo in Fininvest: gli aveva sventolato davanti il libretto degli assegni dicendo "metta lei la cifra". Al deciso rifiuto del giornalista, Berlusconi si rivolse alla signora Lucia Biagi dicendole: "Sa signora che ho fatto più la corte a suo marito che alle donne?" La risposta, fulminea, era stata: "Sì vede che lei non è il suo tipo!" Vero, verissimo.
Comunque nel 2002, dopo 41 anni, Enzo Biagi è licenziato dalla RAI con una raccomandata con ricevuta di ritorno: Berlusconi era stufo di sentirsi criticare dal giornalista, che aveva persino osato ospitare la satira del suo amico Roberto Benigni.
Nel 2003 "Il Fatto" è premiato miglior programma RAI di sempre da una giuria di esperti in diretta su Raiuno, ma Biagi non c'è. Al vecchio giornalista non importa più di tanto: ecco le sue parole. "Poco male. Quello che ho fatto per la RAI la gente lo sa. E i riconoscimenti che vengono dal basso contano di più di quelli che vengono dall'alto. Sono solo un vecchio cronista, se non mi avessero cacciato avrei continuato a raccontare l'Italia, una notizia al giorno per cinque minuti. Per questo non mi hanno più voluto: li spaventa la realtà. Mi viene quasi la voglia di fondare un comitato per la riabilitazione di Achille Starace: era un gerarca anche lui, ma almeno è morto da uomo."
Il ritorno in tv come ospite dell'amico Fabio Fazio a "Che tempo che fa" è salutato da un'ovazione interminabile. Ormai vecchio e malato, riesce a tornare in tv con un suo programma, una rivisitazione omonima del suo storico "Rotocalco Televisivo", prima di morire il 6 novembre 2007.
Biagi, oltre ad essere un giornalista infaticabile e capace di parlare al cuore della gente, è considerato anche il re degli intervistatori: Kennedy, Gorbaciov, Gheddafi, Buscetta, Madre Teresa, Agnelli e Mandela sono solo alcuni dei grandi personaggi che hanno chiacchierato con lui come si parlerebbe a un vecchio amico, estasiati dalla sua capacità di parlare alla loro persona e non al loro personaggio, come avrebbe potuto parlare con i partigiani di Lizzano. Come aveva detto Biagi prima dell'intervista con Kennedy: "Per essere partito da Lizzano, ne ho fatta di strada..."
E noi, vogliamo ricordarla così signor Enzo, come un vecchio amico che purtroppo non c'è più. Ma il suo modo di fare giornalismo con chiarezza, citazioni illuminanti, umanità e ironia non morirà mai.
A proposito di ironia: il giorno prima di morire, un lucidissimo Enzo Biagi rispondeva così all'infermiera che gli chiedeva come stava. "Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie (citando la celebre "Soldati" di Ungaretti). Certo però che tira un vento...!"
Grande Enzo, decano dei giornalisti e icona di indipendenza. Mancherà all'Italia, non c'è dubbio.
 
 
Enzo Biagi BiagiEnzo Biagi (1920-2007)
 
 
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